Giudicate bene

La magistratura associata attacca frontalmente la riforma elaborata dal Consiglio dei ministri, e questa non è una novità, visto che in un modo o nell’altro è sempre riuscita a bloccare qualsiasi provvedimento di riforma dell’ordinamento, quale che fosse il colore del governo che lo proponeva. Questa volta l’argomento più enfatizzato è quello che definisce “punitive” le norme che danno sostanza effettiva al principio, già affermato anche attraverso una consultazione referendaria, della responsabilità civile dei magistrati. Leggi Ecco come si spiega nel Pd l’inaspettata simpatia per “l’abilissimo Alfano”
13 MAR 11
Ultimo aggiornamento: 03:00 | 7 AGO 20
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La magistratura associata attacca frontalmente la riforma elaborata dal Consiglio dei ministri, e questa non è una novità, visto che in un modo o nell’altro è sempre riuscita a bloccare qualsiasi provvedimento di riforma dell’ordinamento, quale che fosse il colore del governo che lo proponeva. Questa volta l’argomento più enfatizzato è quello che definisce “punitive” le norme che danno sostanza effettiva al principio, già affermato anche attraverso una consultazione referendaria, della responsabilità civile dei magistrati. Dopo aver agitato per quindici anni la tesi della presunta impunità di Silvio Berlusconi (che nel frattempo è stato sottoposto a una serie interminabile di procedimenti) ora i magistrati rivendicano la propria impunità in modo aperto. Tutti sono chiamati a pagare per i loro errori, i medici che non eseguono correttamente le procedure di cura, gli amministratori che non rispettano tutti gli innumerevoli codicilli di leggi spesso contraddittorie, gli imprenditori che non vigilano sufficientemente sulla sicurezza degli impianti, i progettisti che non ottemperano alle normative edilizie, ambientali, di sicurezza. I magistrati sono gli unici per i quali questa norma elementare non vale. Se un cittadino riceve un danno da un loro errore, sempre che un altro magistrato lo riconosca, riceverà un indennizzo dallo stato, ma l’autore dell’errore non ne subisce nessuna conseguenza.

Potrebbe, è vero, essere censurato
in qualche modo dall’organo di governo della magistratura, il Csm, che però è dominato dalle correnti politiche della magistratura associata, che esercitano un blocco corporativo pressoché impenetrabile. Proprio queste correnti, che traggono il loro potere interno dalla funzione di garanzia dell’impunità dei magistrati, ora rivendicano questo abuso come diritto, invocando addirittura inesistenti principi costituzionali. L’idea che sostengono è che tutti gli altri sono eguali di fronte alla legge, ma i magistrati no, perché questo lederebbe la loro autonomia e la loro indipendenza. Può darsi che su questo terreno melmoso si possa rinsaldare l’alleanza tra i settori corporativi e quelli politicizzati della magistratura, ma contro gli interessi evidenti di tutti gli altri cittadini.